Legislazione, giurisprudenza e attualità

In questa sezioni vengono riportati articoli, commenti e notizie riguardanti le ultime novità legislative, le principali sentenze di merito e di legittimità, con particolare attenzione al Foro Bolognese, nonché vicende d'attualità che riguardano il mondo del diritto.

 

Sinistro Stradale

Non sempre il pedone che viene investito mentre attraversa la strada ha diritto al risarcimento.

E' quanto affermato dal Tribunale di Parma con la sentenza n. 850/2019 pronunciata il 16/05/19 in un caso di attraversamento stradale repentino e nell'oscurità e in condizioni di scarsa visibilità causa pioggia da parte di un pedone in assenza di strisce pedonali. Il Tribunale, seguendo l'indirizzo consolidato della Giurisprudenza di legittimità ha affermato che l'art. 2054, primo comma, c.c., prevede l'obbligo per il conducente del veicolo di risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo stesso "se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno".

Ne deriva che la responsabilità esclusiva del conducente del veicolo si presume iuris tantum, a meno che quest'ultimo non provi di aver fatto tutto il possibile per scongiurare l'evento dannoso.

La prova liberatoria di cui all'art. 2054, primo comma, c.c., nel caso di danni prodotti a persone o cose dalla circolazione di un veicolo, non deve essere necessariamente data in modo diretto, cioè dimostrando di avere tenuto un comportamento esente da colpa e perfettamente conforme alle regole del Codice della strada, ma può risultare anche dall'accertamento che il comportamento della vittima sia stato il fattore causale esclusivo dell'evento dannoso, comunque non evitabile da parte del conducente, attesa la sua concreta imprevedibilità e la conseguente impossibilità per il conducente del veicolo di attuare una qualche manovra di emergenza idonea ad evitare il sinistro.

Pertanto, secondo giurisprudenza ormai consolidata, nel caso di investimento di un pedone, può essere affermata la colpa esclusiva dello stesso, quando ricorrono le seguenti circostanze:

1) il conducente, per motivi estranei ad ogni diligenza, sia venuto a trovarsi nella condizione obiettiva di non poter avvistare il pedone ed osservarne con tempestività i movimenti;

2) i movimenti siano stati così rapidi ed inaspettati da convergere all'improvviso in direzione della linea percorsa dal veicolo, in modo che il pedone venga a trovarsi a distanza così breve dal veicolo, da rendere inevitabile l’urto;

3) nessuna infrazione, benché minima, sia addebitabile al conducente, avendosi, in caso contrario, soltanto una colpa concorrente del pedone.

Lesione del rapporto parentale

Risarcimento del danno in favore del nascituro per perdita del nonno.Il Tribunale di Bologna, con la Sentenza n. 20640/2019 pronunciata il 20/09/2019 dal Giudice, Dott.ssa M. L. Benini, nel confermare il principio secondo il quale il concepito, pur non avendo una piena capacità giuridica, è comunque un soggetto di diritto, perché titolare di molteplici interessi personali riconosciuti dall’ordinamento sia nazionale che sovranazionale, quali il diritto alla vita, alla salute ecc., diritti azionabili all’avverarsi della condicio iuris della nascita, ha riconosciuto il diritto alla risarcibilità del danno non patrimoniale da uccisione del prossimo congiunto (nel caso di specie del nonno) applicando estensivamente il principio ribadito, da ultimo, dalla Suprema Corte di Cassazione con Sentenza n. 9700 del 3 maggio 2011 secondo la quale "anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi durante la gestazione per fatto illecito di un terzo, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati". 

Diritto di Famiglia

24/07/2019 -  Tribunale di Parma, Sentenza n. 688/2019
Il Tribunale di Parma in composizione collegiale ha posto a carico di un padre privo di occupazione lavorativa l'obbligo di contribuire al mantenimento delle due figlie, fino al raggiungimento dell'indipendenza economica, sul presupposto che "il genitore anche se disoccupato, ma dotato di capacità lavorativa e di potenzialità reddituale, deve contribuire al mantenimento del figlio minore, seppure in misura minima, non essendo rilevante il solo fatto del suo attuale stato di disoccupazione. Infatti, il dovere giuridico per il genitore non collocatario di concorrere al mantenimento dei figli impone allo stesso di attivarsi per lo svolgimento di un'attività lavorativa che gli consenta di adempiere all'obbligazione nei confronti della prole. Inoltre, con specifico riferimento alla situazione di disoccupazione, va condiviso l'orientamento in base al quale la capacità lavorativa di cui all'art. 316 bis c.c., non va valutata con riferimento alle contingenze meramente negative di un particolare momento storico, ma rispetto alle potenzialità del mercato del lavoro, nonché a quelle espresse dalla professionalità acquisita dal medesimo genitore". Lo stesso Tribunale, in applicazione del medesimo principio, ha anche escluso il diritto al contributo di mantenimento richiesto dalla moglie, priva di redditi, ma dotata di capacità lavorativa e di rilevante livello di istruzione.

Curiosità dalle Aule dei Tribunali

23/07/2019 -  Udienza Presidenziale di comparizione dei coniugi in un giudizio di divorzio, il marito si presenta in aula con bermuda e infradito. Il Giudice lo invita a uscire e a ripresentarsi indossando degli abiti adeguati. E' accaduto oggi durante un'udienza di fronte al Presidente della Sezione civile del Tribunale di Trieste.

Il Codice Rosso è legge: l'Ok del Senato

17/07/2019 - Palazzo Madama approva il DDL n. 1200/2019 con 197 sì e 47 astenuti. Nessun voto contrario.
Dopo l’approvazione del Senato con 197 sì e 47 astenuti, il disegno di legge di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere diventerà effettivo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Stupefacenti - Cassazione Sezioni Unite

Cassazione - Sezioni Unite (sentenza n. 30475/2019): è reato vendere cannabis light.
E' reato commercializzare i derivati della cannabis come le inflorescenze a meno che non siano privi di efficacia drogante. E' quanto emerge dalla sentenza delle Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione del 10 luglio 2019, n. 30475.